Intervista a Giulio Passerini editor e communication lead di Edizioni E/O
di Luisa Canzoneri
Il 23 aprile è andata in onda sulle principali piattaforme streaming la prima puntata di Vagabondi, il podcast delle Edizioni E/O che si propone di presentare a lettrici e lettori i suoi libri. Puoi raccontarci com’è nato il progetto e cosa vi ha spinti a intraprenderlo?
Vagabondi è nato alla fine di una riunione in cui stavamo parlando dei libri che sarebbero usciti di lì a qualche mese, e in cui ci siamo particolarmente divertiti. A quel punto ci siamo chiesti: come possiamo portare fuori di qui questo modo in cui ci raccontiamo i libri fra di noi? La risposta è stata Vagabondi. Uno spazio in cui possiamo invitare i lettori e parlare di libri, proprio come facciamo in casa editrice fra di noi. Un luogo che vuole essere informale e sincero, in cui possiamo creare un rapporto più diretto con i lettori rispetto a quanto accade con la mediazione di giornalisti o creator, che ci permette di instaurare un dialogo più lento e profondo rispetto ai discorsi che facciamo sui social.
Qual è stato il processo che ha portato all’attuale identità visiva e sonora del podcast?
Siamo partiti dal farci un’idea di quel che c’era già in giro, con il desiderio di fare qualcosa di diverso. Qualcosa che ci corrispondesse, che potesse essere interessante per i lettori, e che in qualche modo andasse oltre il semplice racconto dei libri. Qualcosa che potesse trasmettere un certo modo di fare editoria e che permettesse a un lettore di sbirciare cosa succede dietro le quinte. Ci abbiamo messo un po’ prima di trovare la quadra. Abbiamo fatto 6 o 7 episodi pilota diversi, provando vari format, e poi ci siamo assestati sul format attuale. Venti minuti circa, due o tre voci, due libri per puntata, ma con una libertà di fondo che ci permette di spaziare. L’identità visiva si deve invece alla nostra grafica Ginevra Rapisardi: in questo caso abbiamo fatto presto, sono bastate un paio di prove e le sue intuizioni hanno subito centrato il bersaglio.
Vagabondi non è però la vostra prima esperienza. Banco di prova è stato Venezia Anno 1000 di Roberto Tiraboschi, che ha preceduto l’uscita di Il rospo e la badessa. In cosa differisce la progettazione di Venezia Anno 1000 da quella di un podcast più generale come Vagabondi?
In quel caso il controllo creativo era tutto dell’autore. Venezia anno 1000 era a tutti gli effetti uno spinoff del romanzo, un approfondimento storico in cui Roberto Tiraboschi ha riversato tutta la sua conoscenza della Venezia di quegli anni e tutte le ricerche che gli sono state necessarie a scrivere i suoi romanzi. Per i suoi lettori è stato un modo diverso per visitare la stessa città. Per gli ascoltatori di podcast interessati alla storia, un modo per guidarli verso il suo mondo romanzesco.
Guidati dalla tua voce, ascoltatrici e ascoltatori hanno modo di scoprire uno o più autori del catalogo delle Edizioni E/O. Quali criteri avete seguito nella scelta dei libri che compongono i percorsi letterari di ogni puntata?
Abbiamo cercato di stare per quanto più possibile sulle nuove uscite, scegliendo libri appena arrivati in libreria o di prossima uscita, sempre legati fra loro da un tema in modo da poterlo esplorare da punti di vista differenti. Ma nulla ci vieta di muoverci più liberamente, in fondo è il bello di fare una cosa tua. Nella prossima stagione ci piacerebbe espandere i format, abbiamo già alcune idee.
Trattandosi di un podcast con cadenza bisettimanale, come si svolgono pianificazione e registrazione delle puntate? Fate tutto da remoto o in presenza?
Siamo sparsi su più città, Milano, Roma, Torino, per cui registrare a distanza è l’unica opzione possibile. Ci siamo resi conto che è un po’ più difficile che registrare in presenza, ma ci stiamo prendendo la mano. Quanto alla pianificazione cerchiamo di muoverci con un certo anticipo, tenendo conto anche del fitto calendario di fiere e festival che ci porta in giro per l’Italia: se per qualche motivo la registrazione di una puntata salta, ne abbiamo sempre una già registrata di riserva.
È vero che Vagabondi serve a promuovere in modo unico i libri delle Edizioni E/O, magari portando all’attenzione generale parti del catalogo poco sotto i riflettori; deve però essere a sua volto promosso: in che modo avete deciso di affrontare questa necessità e di integrarla nella generale comunicazione della casa editrice?
Abbiamo trattato il lancio di Vagabondi più come il lancio di una stagione di eventi piuttosto che di un libro: abbiamo messo al centro l’idea e il nostro modo di fare editoria, costruendoci attorno volta per volta la comunicazione dei singoli episodi. Il lancio iniziale era rivolto a tutti: giornalisti, creator, librai, lettori. E per ciascuno abbiamo pensato a qualcosa di diverso: newsletter, comunicati stampa, cartoline con QR code, alcuni segnalibri in occasione del Salone del Libro di Torino. Ora continuiamo a comunicare le nuove puntate sui social, e a seconda dei temi trattati in una specifica puntata decidiamo se fare una comunicazione dedicata per i giornalisti, i creator, i lettori o i librai.
Perché, secondo te, il podcast si sta rivelando uno strumento strategico utile soprattutto nel settore media, cultura e intrattenimento?
Il podcast è uno strumento potente. La voce è più diretta, arriva prima alle persone. Nel nostro caso la voce trasmette la passione di chi ha lavorato in prima persona sui libri, e credo che questo si senta. E poi i podcast ormai fanno parte della nostra quotidianità, ci intrattengono
mentre andiamo a lavoro, mentre puliamo la cucina, o facciamo sport. In un panorama di contenuti già molto affollato hanno saputo ritagliarsi uno spazio tutto loro, intimo, adattabile alle esigenze di ciascuno, e credo che quest sia la loro vera forza.
